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Sustainability and green claims Manufacturer 5 min di lettura

Abbiamo creato un nostro marchio ecologico

Dal 27 settembre 2026 esibire un marchio di sostenibilità che non si basa su un sistema di certificazione con monitoraggio indipendente di terzi né è stabilito da un’autorità pubblica è in ogni caso una pratica commerciale sleale ai sensi della direttiva 2005/29/CE. Si ritiri il marchio ecologico interno e lo si sostituisca con un’asserzione specifica o con un marchio idoneo.

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Verificato il 4 ottobre 2026 da Conphora compliance team · Non è consulenza legale

Perché accade

Negli anni molte imprese hanno creato propri marchi di sostenibilità: una foglia verde con il nome di una linea, un sigillo per una gamma di prodotti «consapevoli», un badge nel filtro del negozio online. La direttiva (UE) 2024/825 pone fine a questa pratica. Inserisce il punto 2 bis nell’allegato I della direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali: «esibire un marchio di sostenibilità che non si basa su un sistema di certificazione o non è stabilito da autorità pubbliche» è una pratica commerciale sleale in ogni caso. Le disposizioni nazionali si applicano dal 27 settembre 2026 (direttiva (UE) 2024/825, art. 4, par. 1).[1][2]

Le definizioni stabiliscono che cosa rientra nel divieto. È marchio di sostenibilità qualsiasi marchio di fiducia, marchio di qualità o equivalente volontario, pubblico o privato, che mira a distinguere e promuovere un prodotto, un processo o un’attività d’impresa in base alle sue caratteristiche ambientali o sociali, o a entrambe; i marchi obbligatori sono esclusi (art. 2, lett. q)). È sistema di certificazione un sistema di verifica da parte di terzi, le cui condizioni sono pubbliche, che è aperto a condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie a tutti i professionisti che ne possono soddisfare i requisiti, i cui requisiti sono stati elaborati insieme a esperti e portatori di interessi pertinenti, che prevede procedure per i casi di inosservanza, compresi il ritiro o la sospensione del marchio, e il cui monitoraggio è svolto da un terzo indipendente sia dal titolare del sistema sia dal professionista (art. 2, lett. r)).[1]

I considerando aggiungono indicazioni pratiche. Prima di esibire un marchio, il professionista dovrebbe accertarsi che il sistema soddisfi queste condizioni minime di trasparenza e credibilità. I marchi stabiliti da autorità pubbliche restano possibili senza un sistema di certificazione, e i loghi assegnati ai sensi dei regolamenti sull’Ecolabel UE e sull’EMAS sono citati come esempi. Anche un marchio che suggerisce che un prodotto è migliore per l’ambiente è un’asserzione ambientale (considerando 7 e 8).[2]

L’Ecolabel UE è un sistema volontario ai sensi del regolamento (CE) n. 66/2010. L’operatore presenta domanda a un organismo competente, il marchio può essere usato soltanto sui prodotti che soddisfano i criteri del loro gruppo di prodotti e per i quali è stato assegnato, e l’organismo competente verifica regolarmente la conformità (artt. 9 e 10). Il regolamento vieta la pubblicità falsa o ingannevole e qualsiasi marchio o logo che generi confusione con l’Ecolabel UE (art. 10, par. 1).[3]

Togliere il badge non elimina l’esigenza di asserzioni oneste. Un’asserzione ambientale può essere anche un nome di marchio, una denominazione sociale o il nome di un prodotto (direttiva sulle pratiche commerciali sleali, art. 2, lett. o)), e un’asserzione ambientale generica richiede eccellenti prestazioni ambientali riconosciute e pertinenti all’asserzione, come la conformità all’Ecolabel UE (allegato I, punto 4 bis, e art. 2, lett. s)).[1]

Come risolverlo

  1. Elencare ogni marchio che distingue i prodotti per ragioni ambientali o sociali

    Includa badge, sigilli, icone accompagnate da parole, nomi di linee di prodotto e marchi di fiducia, su confezioni, online e nel marketing. È marchio di sostenibilità qualsiasi marchio di fiducia, marchio di qualità o equivalente volontario, pubblico o privato, che promuove un prodotto, un processo o un’attività d’impresa in base alle sue caratteristiche ambientali o sociali.

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  2. Verificare ogni marchio rispetto ai criteri del sistema di certificazione

    È idoneo un sistema di verifica da parte di terzi con condizioni pubbliche, aperto a condizioni eque a tutti i professionisti, con requisiti elaborati insieme a esperti e portatori di interessi, con procedure per i casi di inosservanza e di ritiro, e con un monitoraggio svolto da un terzo indipendente sia dal titolare sia dal professionista. Un badge che può usare soltanto il Suo marchio non soddisferà di norma almeno il criterio dell’accesso aperto.

  3. Scegliere che cosa sostituisce il badge

    Lo tolga, lo sostituisca con un’asserzione specifica, indicata in modo chiaro sullo stesso supporto, oppure aderisca a un sistema che soddisfi i criteri. È consentito anche un marchio stabilito da un’autorità pubblica, come l’Ecolabel UE. Non crei un’imitazione di un marchio ufficiale.

  4. Se si sceglie l’Ecolabel UE, preparare la domanda

    Verifichi se esistono criteri per il Suo gruppo di prodotti. Presenti la domanda a un organismo competente dello Stato membro in cui il prodotto ha origine oppure, per i prodotti extra UE, di uno Stato membro in cui è immesso sul mercato. La domanda contiene la documentazione richiesta dai criteri ed è soggetta al pagamento di diritti. Il marchio può essere usato soltanto dopo aver stipulato un contratto con l’organismo competente, con il numero di registrazione sul prodotto.

  5. Controllare anche i nomi e le linee di prodotto

    Un’asserzione ambientale può essere un nome di marchio, una denominazione sociale o il nome di un prodotto. Una linea chiamata «eco» o «verde» richiede la stessa verifica di un badge: può essere un’asserzione ambientale generica che esige eccellenti prestazioni ambientali riconosciute.

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Cosa è necessario dimostrare

DocumentoDa dove provieneBase giuridica
Inventario di marchi, badge e linee di prodotto con nome, con la relativa baseMarketing e gestione del marchioDirettiva 2005/29/CE, art. 2, lett. q), e allegato I, punto 2 bis
Le condizioni pubbliche di ogni sistema di certificazione utilizzato e il Suo certificatoIl titolare del sistema e l’organismo di certificazioneDirettiva 2005/29/CE, art. 2, lett. r)
Assegnazione dell’Ecolabel UE e numero di registrazione, se utilizzatoL’organismo competenteRegolamento (CE) n. 66/2010, art. 9, parr. 5, 8 e 9

Se non si fa nulla

Vietato in ogni caso

Esibire un marchio di sostenibilità che non si basa su un sistema di certificazione o non è stabilito da autorità pubbliche rientra nell’elenco delle pratiche commerciali considerate in ogni caso sleali (direttiva 2005/29/CE, allegato I, punto 2 bis).[1]

Sono vietate le imitazioni dell’Ecolabel UE

È vietata qualsiasi pubblicità falsa o ingannevole, o l’uso di qualsiasi marchio o logo che generi confusione con l’Ecolabel UE (regolamento (CE) n. 66/2010, art. 10, par. 1).[3]

Sanzioni e azioni dei concorrenti

Gli Stati membri stabiliscono le sanzioni per le violazioni della direttiva sulle pratiche commerciali sleali e riconoscono a chi vi ha un interesse legittimo, compresi i concorrenti, i mezzi per agire (direttiva 2005/29/CE, artt. 11, par. 1, e 13).[1]

Domande su questo problema

Il nostro badge è sostenuto da un certificato del fornitore. Basta?

Solo se il marchio stesso si basa su un sistema di certificazione come definito: verifica da parte di terzi, condizioni pubbliche, accesso aperto, requisiti elaborati con i portatori di interessi, misure per i casi di inosservanza e monitoraggio indipendente (direttiva 2005/29/CE, art. 2, lett. r)). Il Suo badge accanto al certificato di un fornitore resta un marchio proprio.

Si può usare senza un sistema di certificazione un marchio stabilito da un’autorità pubblica?

Sì. Il divieto riguarda i marchi che non si basano su un sistema di certificazione o non sono stabiliti da autorità pubbliche. I loghi assegnati ai sensi del regolamento sull’Ecolabel UE e del regolamento EMAS sono indicati come esempi di marchi stabiliti da autorità pubbliche (direttiva (UE) 2024/825, considerando 7).

Un badge con la scritta «plastica oceanica» o «vegano» è un marchio di sostenibilità?

Può esserlo, se è un marchio volontario che mira a distinguere il prodotto in base a caratteristiche ambientali o sociali (art. 2, lett. q)). Se una data espressione lo faccia dipende da come viene presentata; nessun considerando cita questi esempi. I marchi obbligatori previsti dal diritto dell’Unione o nazionale sono esclusi.

Che cosa ci richiede l’Ecolabel UE?

Il marchio può essere usato soltanto sui prodotti che soddisfano i criteri del loro gruppo di prodotti e per i quali è stato assegnato (regolamento (CE) n. 66/2010, art. 9, par. 2). L’organismo competente verifica regolarmente la conformità e può svolgere indagini a seguito di un reclamo (art. 10, par. 2).

Fonti

  1. Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori (testo consolidato del 27 settembre 2026) EUR-Lex · consultato il 4 ottobre 2026
  2. Direttiva (UE) 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde EUR-Lex · consultato il 4 ottobre 2026
  3. Regolamento (CE) n. 66/2010 relativo al marchio di qualità ecologica dell’Unione europea (Ecolabel UE) (testo consolidato del 14 novembre 2017) EUR-Lex · consultato il 4 ottobre 2026

Informazioni su questa pagina

Revisore
Conphora compliance team
Verificato
4 ottobre 2026
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Conphora (2026). Abbiamo creato un nostro marchio ecologico. Consultato il 13 ottobre 2026 da https://www.conphora.com/it/soluzioni/problema/own-eco-label/
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